Archive for marzo, 2008

Camminata consapevole con THICH NHAT HAHN

marzo 15, 2008

Tutte le inormazini sull’evento si possono trovare sul sito Essere Pace.

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14 riflessi sul lago delle visioni

marzo 15, 2008

Questo libro scritto da Roland Barraux, ci offre una visione storica delle 14 successioni del Dalai Lama in Tibet, raccogliendo l’eredità storico religiosa del Buddhismo Tibetano.

DISCORSO DI SUA SANTITÀ IL DALAI LAMA NEL 49° ANNIVERSARIO DELL’INSURREZIONE NAZIONALE TIBETANA

marzo 10, 2008

In occasione del 49° anniversario della pacifica insurrezione del popolo tibetano,
avvenuta a Lhasa il 10 marzo 1959, offro le mie preghiere e rendo omaggio agli
uomini e alle donne del Tibet che con coraggio hanno sopportato inenarrabili
privazioni e sacrificato le loro vite per la causa del popolo tibetano. Esprimo la mia
solidarietà a coloro che oggi subiscono la repressione e i maltrattamenti. Saluto i
tibetani dentro e fuori il Tibet, i sostenitori della nostra causa e tutti coloro che
amano la giustizia.

Per quasi sei decenni i tibetani dell’intera area del Tibet, conosciuta come Cholkha-
Sum (l’insieme delle tre Regioni dell’U-Tsang, del Kham e dell’Amdo), sono stati
costretti a vivere, a causa della repressione cinese, in uno stato di costante paura,
intimidazione e sospetto. Tuttavia, oltre a conservare la fede religiosa, il senso del
nazionalismo e la loro peculiare cultura, i tibetani sono riusciti a mantenere viva la
propria aspirazione alla libertà. Nutro grande ammirazione per queste speciali doti
del mio popolo e per il suo indomabile coraggio. Ne sono estremamente soddisfatto e
fiero.

In tutto il mondo, numerosi governi, organizzazioni non governative e individui,
interessati alla pace e alla giustizia, hanno significativamente sostenuto la causa del
Tibet. In particolare, nel corso dell’ultimo anno, i governi e gli abitanti di molti paesi
ci hanno manifestato il loro appoggio con gesti significativi. Desidero esprimere la
mia gratitudine a tutti loro.

Il problema del Tibet è molto complesso e, per la sua natura, abbraccia molti temi: la
politica, la natura della società, la legge, i diritti umani, la religione, la cultura,
l’identità di un popolo, l’economia e le condizioni dell’ambiente naturale. Di
conseguenza, per risolvere il problema tibetano è necessario adottare un metodo di
approccio onnicomprensivo, che sia di beneficio a tutte le parti in causa piuttosto che
a una sola. Per questo motivo, ci siamo attenuti con fermezza ad una politica, quella
della Via di Mezzo, in grado di garantire vantaggi reciproci e per molti anni ci siamo
impegnati con sincerità e costanza per conseguire questi risultati. A partire dal 2002, i
miei inviati hanno intrattenuto sei tornate di colloqui con le competenti autorità della
Repubblica Popolare Cinese e hanno discusso argomenti di rilevante importanza.
Questi colloqui a largo spettro hanno dissipato alcuni dei loro dubbi e ci hanno dato
l’opportunità di chiarire le nostre aspirazioni, ma non hanno prodotto alcun risultato
concreto circa la questione fondamentale. Inoltre, nel corso di questi ultimi anni, il
Tibet ha assistito ad un aumento della repressione e della brutalità. Malgrado questi
incresciosi sviluppi, rimane immutata la mia posizione e la mia determinazione a
portare avanti la politica dell’approccio della Via di Mezzo e a continuare il dialogo
con il governo cinese.

Uno dei maggiori problemi della Repubblica Popolare Cinese è la mancanza di
legittimazione del suo governo in Tibet. Il governo cinese potrebbe rafforzare la sua
posizione attuando una politica in grado di soddisfare il popolo tibetano e di
guadagnarne la fiducia. Se saremo in grado di giungere ad un accordo basato sul
reciproco consenso, allora, come ho già molte volte affermato, mi adopererò in ogni
modo per ottenere il sostegno del popolo tibetano.

Oggi in Tibet, in seguito ai numerosi e poco lungimiranti interventi del governo
cinese, l’ambiente naturale è seriamente danneggiato. La politica cinese di
trasferimento della popolazione ha fatto sì che il numero dei non tibetani sia
sensibilmente aumentato mentre i tibetani autoctoni sono ridotti ad una minoranza
all’interno della loro stessa nazione. Inoltre, la lingua, le usanze e le tradizioni del
Tibet, espressione della vera natura e identità del popolo, stanno gradualmente
scomparendo e i tibetani sono sempre più assimilati alla preponderante popolazione
cinese. In Tibet, la repressione è in continuo aumento, con numerose, inimmaginabili
e gravi violazioni dei diritti umani, il rifiuto della libertà di culto e la politicizzazione
delle questioni religiose. Questa situazione è causata dalla mancanza di rispetto del
governo cinese nei confronti del popolo tibetano, è la conseguenza degli impedimenti
che il governo di Pechino, deliberatamente, pone alla base della sua politica di
unificazione delle etnie, che di fatto crea discriminazioni tra tibetani e cinesi. Chiedo
pertanto alla Cina di porre fine immediatamente a tale politica.

Sebbene le aree abitate dai tibetani siano designate con nomi diversi, quali regione
autonoma, prefettura autonoma o contea autonoma, l’autonomia è di fatto solo
nominale e non reale. Queste aree sono in realtà governate da persone che non
conoscono la situazione locale e sono sotto l’egida di quello che Mao Zedong
chiamava “Sciovinismo Han”. Di conseguenza, la cosiddetta autonomia non ha
arrecato alcun beneficio tangibile alle etnie interessate. Questa politica fraudolenta,
incurante della realtà, sta enormemente danneggiando non solo i due gruppi etnici,
ma la stessa unità e stabilità della Cina. È importante che il governo cinese, come
affermò Deng Xiaoping, “cerchi la verità dai fatti”, nel vero senso del termine.
Quando, davanti alla comunità internazionale, sollevo il problema del benessere del
popolo tibetano, il governo cinese mi critica duramente. Ma fino a che non troveremo
una soluzione di reciproco beneficio, ho la responsabilità storica e morale di
continuare a parlare liberamente a nome del mio popolo. Tuttavia, è noto a tutti che,
da quando la leadership politica della diaspora tibetana è eletta direttamente dal
popolo, sono in uno stato di semipensionamento.

In virtù del suo grande progresso economico, la Cina sta diventando una nazione
potente. Non possiamo che rallegrarcene, ma il potere acquisito offre altresì alla Cina
l’opportunità di svolgere un importante ruolo sul palcoscenico globale. Il mondo sta
ansiosamente aspettando di vedere in che modo l’attuale leadership cinese metterà in
pratica i concetti pubblicamente espressi di “società armoniosa” e “crescita pacifica”
alla cui realizzazione il solo progresso economico non è sufficiente: sono necessari
sostanziali miglioramenti nei settori del rispetto dello stato di diritto, della
trasparenza, del diritto all’informazione e della libertà di parola. E poiché all’interno
della Cina coesistono molte etnie, al fine di salvaguardare la stabilità del paese è
necessario che ad ognuna sia garantita l’uguaglianza e la libertà di proteggere le
rispettive e peculiari identità.

Il 6 marzo 2008 il Presidente Hu Jintao ha dichiarato: “Stabilità e sicurezza in Tibet
significano stabilità e sicurezza nel paese”. Ha aggiunto che la dirigenza cinese deve
garantire il benessere dei tibetani, migliorare il proprio lavoro in relazione ai gruppi
etnici e religiosi e mantenere stabilità e armonia sociale. Le parole del Presidente Hu
tengono conto della situazione reale e non vediamo l’ora che ricevano applicazione.
Quest’anno i cinesi aspettano con orgoglio e trepidazione l’apertura dei Giochi
Olimpici. Fin dall’inizio, ho sostenuto l’idea che alla Cina fosse data l’opportunità di
ospitare i Giochi. E poiché eventi di questo tipo, e in modo particolare le Olimpiadi,
favoriscono il rispetto dei principi della libertà di parola, di espressione, di
uguaglianza e amicizia, la Cina dovrebbe dimostrare di essere un buon paese
ospitante facendosi garante di queste libertà. Perciò, oltre a mandare a Pechino i
propri atleti, la comunità internazionale dovrebbe sensibilizzare il governo cinese su
questi temi. So che, in tutto il mondo, molti parlamenti, individui e organizzazioni
non governative si stanno in vario modo attivando perché la Cina colga l’opportunità
delle Olimpiadi per attuare cambiamenti positivi. Apprezzo la loro sincerità. E, in
totale sintonia, vorrei aggiungere che sarà molto importante stare a vedere cosa
accadrà nel periodo successivo alla conclusione dei Giochi. Senza dubbio, i Giochi
Olimpici avranno un grande impatto sul modo di pensare del popolo cinese. La
comunità internazionale dovrebbe quindi investire la propria energia collettiva nella
ricerca delle modalità attraverso le quali garantire, nel modo migliore, cambiamenti
positivi e continui all’interno della Cina, anche quando le Olimpiadi saranno
concluse.

Desidero cogliere questa occasione per esprimere il mio orgoglio e il mio
apprezzamento per la sincerità, il coraggio e la determinazione dei tibetani
all’interno del Tibet. Chiedo loro di continuare ad operare in modo pacifico e
nell’osservanza della legge così da assicurare a tutte le minoranze della Repubblica
Popolare Cinese, compresa quella tibetana, il godimento dei loro legittimi diritti e
benefici.

Vorrei inoltre cogliere questa opportunità per ringraziare, in particolare, il governo e
il popolo indiano per il loro continuo e incomparabile sostegno ai rifugiati tibetani a
alla causa del Tibet e per esprimere la mia gratitudine a tutti quei governi e persone
che hanno costantemente a cuore la nostra causa.

Con le mie preghiere per il bene di tutti gli esseri senzienti,

Il Dalai Lama
10 marzo 2008